Tre paesi nei primi dieci anni di vita, due continenti attraversati a undici, una carriera professionale costruita tra l'Europa e gli Stati Uniti, una poltrona presidenziale alla più importante agenzia di fotografia del Novecento, una macchina fotografica che non si è mai fermata in 95 anni. La traiettoria di Elliott Erwitt (Parigi, 1928 – New York, 2023) è essa stessa una storia di viaggio. È a questa traiettoria che il JMUSEO di Jesolo (VE) dedica dal 13 giugno al 18 ottobre 2026 la mostra Elliott Erwitt. Icons, che raccoglie 80 immagini tra le più celebri della sua carriera.
La rassegna è curata da Biba Giacchetti, con il project management e l'assistenza tecnica di Gabriele Accornero e Valentina Bruno, ed è prodotta e promossa dal Comune di Jesolo e dal JMuseo di Jesolo, in collaborazione con Orion57 e Bridgeconsultingpro. Letta come "mappa di una vita", la mostra restituisce non solo le icone della fotografia di Erwitt, ma anche i luoghi e le epoche che le hanno generate.
1928-1939: Parigi, Milano, Francia
Il punto di partenza è Parigi. È qui che Elliott Erwitt nasce nel 1928, in una famiglia di emigrati russi. Da Parigi, però, si parte subito: i suoi primi anni li passa in Italia, a Milano, dove la famiglia si trasferisce. È quasi un dettaglio biografico, ma vale la pena segnalarlo: uno dei più importanti fotografi americani del Novecento ha pronunciato le sue prime parole in italiano, in città.
A dieci anni si torna in Francia con la famiglia. Una nuova tappa, una nuova lingua, una nuova città. Ma è una sosta breve.
1939: l'arrivo negli Stati Uniti
L'anno successivo arriva la grande svolta. Nel 1939, la famiglia Erwitt si trasferisce negli Stati Uniti: prima a New York, e due anni dopo a Los Angeles. Per un undicenne che ha già vissuto in tre paesi, è il quarto cambio di scena. Sarà anche l'ultimo grande spostamento di residenza della sua vita: gli Stati Uniti diventeranno, dal 1939 in poi, il suo punto di base – New York in particolare – mentre i viaggi di lavoro continueranno a portarlo in tutto il mondo.
Hollywood e i primi mestieri della fotografia
È a Los Angeles che Erwitt comincia a misurarsi seriamente con la fotografia. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, lavora in un laboratorio di fotografia che sviluppava stampe "firmate" per i fan delle star di Hollywood. È un'esperienza che, a posteriori, dice molto sulla sua attitudine: la sua iniziazione al mestiere passa attraverso il rapporto del pubblico con il volto delle celebrità — quello stesso pubblico, e quegli stessi volti, che ritroveremo in molti dei suoi scatti più famosi.
Gli incontri di New York: Steichen, Capa, Stryker
La svolta artistica arriva sull'altra costa, durante le incursioni newyorchesi del giovane Erwitt "a caccia di lavoro". Gli incontri decisivi sono tre, tutti con figure di primissimo piano della fotografia americana di metà Novecento: Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker. I tre "amavano le sue fotografie al punto da diventare i suoi mentori".
È il tipo di incontro che cambia una vita professionale: una rete di interlocutori che, da quel momento in poi, rimarrà al fianco di Erwitt nei passaggi cruciali. In particolare l'incontro con Robert Capa avrà un peso decisivo qualche anno più tardi.
1949: il ritorno in Europa
Una volta in carriera, Erwitt comincia a fare quello che farà per tutta la vita: viaggiare per fotografare. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Sono gli anni che segnano l'inizio della sua carriera di fotografo professionista: il fotografo lavora nei due paesi della sua infanzia, ne riconosce i luoghi, e li trasforma in materia per il proprio lavoro.
Tra le otto opere comunicate per la stampa figurano due scatti francesi di questa fase iniziale: Provence 1955 e Paris 1955, oltre a un New York City 1955 e a un New York 1956: il pendolo Europa-America che caratterizzerà l'intera produzione di Erwitt è già attivo.
1951-1953: l'esercito americano
Chiamato dall'esercito americano nel 1951, Erwitt non smette di fotografare: continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l'esercito stesso, mentre soggiorna in New Jersey, Germania e Francia. Una nuova mappa che si aggiunge a quelle precedenti: New Jersey come base americana, Germania e Francia come destinazioni di lavoro.
1953: Magnum Photos
Il congedo dall'esercito, nel 1953, coincide con la chiamata che cambia tutto. Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, a unirsi all'agenzia Magnum Photos in qualità di membro. Magnum era stata fondata nel 1947 da Robert Capa e Henri Cartier-Bresson: per un fotografo professionista del Novecento, entrarci significa entrare nel cuore della fotografia documentaria internazionale.
Erwitt vi farà tutta la sua carriera, fino a diventarne presidente nel 1968 per tre mandati. La presidenza di Magnum è uno dei tasselli che lo consegnano alla storia della fotografia non solo come autore, ma come uno dei massimi rappresentanti istituzionali del proprio mestiere.
I luoghi delle 80 icone
Le 80 immagini in mostra al JMUSEO sono una mappa geografica del lavoro di Erwitt, distribuite tra le città e i paesaggi in cui l'autore ha vissuto e attraverso cui è passato. Si va dalla Parigi degli scatti più romantici – dove l'autore era nato – agli Stati Uniti, da cui provengono molti dei suoi ritratti di celebrità e dei suoi reportage storici.
Tra le icone romantiche presenti in mostra, scrive il progetto curatoriale, l'apoteosi di Parigi: "è nella capitale francese che Erwitt produce alcune delle sue immagini più famose". Tra queste:
- Umbrella Jump, scatto considerato un simbolo del romanticismo parigino, che mostra la silhouette di un uomo con un ombrello che salta sopra una pozzanghera al Trocadéro, davanti alle figure di due amanti che si abbracciano con la Tour Eiffel a fare da sfondo;
- la poetica scena del nonno e del nipotino in bicicletta, commissionata dall'ente turistico francese per promuovere la Francia.
Sul versante americano, alcuni degli scatti più riconoscibili del XX secolo: il celeberrimo scatto a Marilyn Monroe con la gonna del vestito bianco che si solleva, realizzato sul set del film Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder; il funerale di John Fitzgerald Kennedy; il diverbio tra Nixon e Krusciov, con il dito accusatore del presidente americano puntato verso il petto dell'omologo russo. E ancora il California Kiss, il bacio rubato nel riflesso di uno specchietto retrovisore.
I cani, "famiglia" parallela
Accanto ai luoghi e ai grandi eventi, c'è una "famiglia" di scatti che attraversa l'intera carriera di Erwitt, indipendentemente dalla geografia. Sono i cani, di cui Erwitt "apprezzava l'atteggiamento irriverente, libero e svincolato dalle comuni regole che condizionano gli esseri umani".
Moltissimi sono gli scatti "dal punto di vista dei cani", in cui Erwitt lascia comparire solo le scarpe o le gambe dei padroni, mettendo in atto "ingegnose strategie, come suonare una trombetta o emettere una specie di latrato", per ottenere dagli animali una reazione il più naturale possibile.
Ritratti, intimità, autoironia
Nel percorso espositivo si incontrano inoltre i ritratti a famose personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e della politica – da Ernesto Che Guevara a Jack Kerouac, da Marlene Dietrich a Fidel Castro, da Sophia Loren ad Arnold Schwarzenegger – e le immagini più intime: la fotografia della sua figlia primogenita neonata sul letto, osservata dalla mamma e dal gatto, e una selezione di autoritratti, in cui Erwitt "diventa il soggetto preferito della propria autoironia".
Le voci del progetto
"Elliott Erwitt" – commenta Biba Giacchetti, una delle massime conoscitrici di Erwitt a livello internazionale – "non è stato solo un fotografo, ma un narratore visivo senza eguali, capace di trasformare l'istante in storia, il quotidiano in arte, l'ironia in poesia. Ci ha lasciato un'eredità immensa: un archivio di fotografie che attraversano epoche, culture e sentimenti con un linguaggio universale, invitandoci a guardare il mondo con più indulgenza e meraviglia, mettendosi sempre al nostro fianco in quella leggerezza profonda che lui stesso definiva The Art of Observation".
Il project manager Gabriele Accornero aggiunge: "Elliott Erwitt è, come le sue fotografie: ironico, enigmatico, aereo. Dietro a tutto questo si percepiscono una grande personalità e un'acuta intelligenza, quasi spiazzanti. Il valore artistico dell'opera di Erwitt pare raggiungersi quasi incidentalmente, non è mai perseguito e forse per questo è così spesso centrato".
2023: la chiusura del viaggio, a New York
Il viaggio di Erwitt si chiude là dove era cominciata la sua vita americana, ottantaquattro anni prima. Il fotografo si è spento nella sua casa di New York a 95 anni, il 29 novembre 2023. La mostra di Jesolo arriva a poco più di due anni dalla scomparsa, in coincidenza con il bicentenario della prima fotografia della storia: la celebre "Vista dalla finestra a Le Gras", realizzata nel 1826 da Joseph Nicéphore Niépce.
JMUSEO: un edificio luminoso a quattro piani
Il JMUSEO è una presenza unica nel panorama urbano: la sua distintiva geometria triangolare circonda la struttura architettonica di un'atmosfera affascinante e innovativa. Progettato dallo Studio Architetti Mar, è un edificio luminoso e accogliente, concepito con una prospettiva eco-friendly, dove la luce naturale che entra dal grande lucernario gioca un ruolo centrale. Sviluppato su quattro piani, è il nuovo polo espositivo e di aggregazione della città. La terrazza panoramica unisce visivamente il mare e la laguna, le due anime della città di Jesolo.
Il catalogo e la voce del sindaco
Accompagna la rassegna un catalogo edito da Orion57 / Elliott Erwitt Studio.
"Con la mostra dedicata a Elliott Erwitt" – commenta Christofer De Zotti, sindaco di Jesolo – "il JMuseo conferma la propria vocazione a ospitare i protagonisti della fotografia internazionale. Accogliere questa esposizione a Jesolo significa offrire a cittadini e visitatori un'esperienza culturale di grande valore".

Informazioni utili per la visita
- Mostra: Elliott Erwitt. Icons
- Sede: JMUSEO, via Aldo Policek 7, Jesolo (VE)
- Periodo: dal 13 giugno al 18 ottobre 2026
- Orari: tutti i giorni dalle 10.30 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)
- Biglietti:
- intero: € 12,00
- ridotto: € 10,00 (ragazzi dai 10 ai 18 anni non compiuti, persone diversamente abili, convenzionati FIAF, Touring Club e FAI)
- ridottissimo: € 6,00 (bambini dai 6 compiuti ai 10 anni non compiuti)
- gratuito: bambini fino ai 5 anni compiuti, accompagnatori di persone diversamente abili, insegnanti accompagnatori di scolaresche
- gruppi: € 10,00 (gruppi formalizzati, minimo 10 persone con un capogruppo gratuito)
- biglietto singolo partecipante: € 6,00 (per scolaresca o gruppo formalizzato)
- famiglia: € 33,00 (due adulti e due bambini)
- Tariffe eventi:
- visita guidata a partenza fissa: € 5,00 a persona più il prezzo del biglietto
- laboratori bambini e ragazzi: € 7,00 a persona più il prezzo del biglietto
- aperitivo al Museo: € 13,00 a persona più il prezzo del biglietto; per la serata di ferragosto: € 15,00
- A cura di: Biba Giacchetti
- Project management: Gabriele Accornero e Valentina Bruno
- Catalogo: Orion57 / Elliott Erwitt Studio
- Informazioni: tel. 0421 911622 – jmuseo@comune.jesolo.ve.it
- Prenotazioni: tel. 0421 911622 – 339 5809773 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13)
- Sito ufficiale: jmuseo.it
- Social: Instagram @jmuseojesolo – Facebook jmuseojesolo
- Hashtag ufficiale: #ErwittJMUSEO
Approfondimento e copertura completa anche su zerodelta.net.
